16 lug , 2009
LE DOPPIE ‘R’ CHE TUTTI POSSONO COLLEZIONARE – 1ª parte
Non è facile avere abbastanza denaro da potersi permettere di andare in giro su quel salotto viaggiante che tutti sanno essere una Rolls-Royce, ma è certo che tutti noi possiamo comodamente rivivere la storia della celebre marca col due R sul radiatore, standosene comodamente seduti nel proprio salotto a osservare i modellini che si possono collezionare a un prezzo alla portata di tutti.
Vi proponiamo una serie di immagini di modelli, certamente non esaustiva ma caratterizzata dalla scelta di alcuni pezzi di pregio, nonché di alcuni kit montati, certamente non facili da vedere nelle collezioni.
La storia della Rolls-Royce è molto ben documentata da centinaia, forse migliaia di riproduzioni in tutte le scale e in tutti i materiali, con modelli industriali e artigianali, di pregio o approssimativi.
Forse quando Charles Rolls ed Henry Royce si incontrarono al Salone di Manchester nel 1904 non sapevano ancora che la loro avventura sarebbe durata fino ai giorni nostri. Certo sapevano che avrebbero voluto produrre la migliore auto del mondo e, dopo un inizio modesto con una vetturetta a due cilindri, ci sarebbero riusciti.
L’accoppiata era buona: Rolls aveva uno spiccato senso commerciale e Royce era un tecnico di prim’ordine. Misero insieme tre tipi diversi di motore, a due, a tre e a quattro cilindri. Quello a tre è il meno conosciuto e pare si fosse limitato a sei soli esemplari. Ma il modello a 4 cilindri di 4.118cc da 20 CV sembrava il più azzeccato. Infatti corse perfino al «Tourist Trophy» disputato sull’isola di Man nel 1905 e arrivò secondo, vincendo il primo posto l’anno successivo. Una Rolls-Royce da corsa sembrerebbe impensabile, ma si trattò di un espediente a cui la neonata azienda dovette sottostare per farsi conoscere e far conoscere l’affidabilità delle sue auto. Già nel 1906 dovette essere inaugurato uno stabilimento più grande.
La migliore vettura del mondo, così fu chiamata, arrivò quindi al Salone di Londra del 1906: era uno chassis con motore sei cilindri di 7 litri, il modello denominato 40/50 CV.
Era costruito con quanto di più raffinato metteva a disposizione la tecnica di allora e per questo si guadagnò quello slogan presso la stampa specializzata. Insieme alla vettura nasceva uno dei primi servizio di assistenza post-vendita del mondo.
Sulla tredicesima vettura di questo tipo fu montata una carrozzeria Barker di tipo torpedo, denominata “Roi des Belges”. La vettura era di colore argento e placcati in argento erano numerosi accessori: questo abbinamento a una meccanica molto silenziosa fu all’origine del nome «Silver Ghost», che per estensione andò a identificare tutte le Rolls-Royce successive fino al 1925, quando l’ultima lasciò la catena di montaggio. Nel 1911 lo scultore Charles Sykes realizzò la statuetta che avrebbe da quel momento in avanti adornato il radiatore di ogni Rolls-Royce: la «Spirit of Ecstasy», chiamata anche più semplicemente “Silver Lady”.
La Silver Ghost si guadagnò una reputazione impeccabile, particolarmente negli Stati Uniti, dov’era in concorrenza con altri mostri sacri del lusso: Peerless, Packard, Pierce-Arrow. Tanto da spingere la casa madre inglese ad aprire una piccola officina di montaggio a Springfield (Massachusetts) dove, fra il 1926 e il 1931 ne furono prodotte più di mille, buona parte con guida a sinistra, cosa che comportò una diversa e costosa messa a punto del cambio. Le Rolls-Royce americane si distinguevano per dei caratteristici fari di forma cilindrica e per la calandra a elementi orizzontali anziché verticali.
Dopo la Prima Guerra Mondiale le modificazioni della società spinsero anche la Rolls-Royce a mettere in vendita un modello più piccolo, sempre a 6 cilindri, ma con 3 litri di cilindrata e 53 CV. Secondo il sistema fiscale inglese fu chiamata 20 CV, o semplicemente “Twenty”. Apparve nel 1922 e si distingueva dalle altre Rolls-Royce per la calandra a barre orizzontali come i modelli americani. Nel 1925 fu la prima a ricevere i freni sulle quattro ruote, con servofreno meccanico e nel 1929 la sua produzione fu terminata, con poco meno di 3000 esemplari prodotti.
Nel 1926 uscì la nuova Phantom I raccoglieva l’eredità della Silver Ghost: si trattava di una vettura molto raffinata con un cambio un po’ inadeguato ma con una “souplesse” di guida tale che il suo uso non era quasi necessario: poteva tranquillamente muoversi in terza fra i 15 e i 120 Km/h senza bisogno di scalare. Non ebbe una vita lunga, perché già nel 1929 veniva sostituita dalla Phantom II, che aveva lo stesso motore ma con un rapporto di compressione maggiore, una accelerazione migliorata (da 0 a 100 Km/h in 19 secondi) e una velocità massima di oltre 140 Km/h. La Phantom II fu la prima Rolls-Royce che usciva dagli stabilimenti inglesi con la guida a sinistra.
Nel 1933 moriva Henry Royce: in segno di lutto le due R rosse che adornavano il radiatore vennero verniciate di nero. In quegli anni anche il modello più ‘piccolo’ venne ulteriormente migliorato, diventando la nuova 20/25 CV. Fino alla fine degli anni ‘60 la Rolls Royce ebbe dunque un modello di gran lusso estremamente costoso e un modello meno caro. Il motore era un 3,7 litri che permetteva di arrivare ai 120 Km/h. Come la Phantom disponeva di raffinatezze come l’ingrassaggio del telaio centralizzato, e come la Phantom i suoi telai erano allestiti da prestigiosi carrozzieri. Quando arrivò il modello 25/30 CV del 1936, col motore portato a 4,2 litri, cominciò anche una stretta collaborazione coi carrozzieri Hooper, Mulliner, Park Ward e Freestone&Webb, tutti nomi che troveremo nella storia Rolls-Royce almeno fino agli anni Sessanta.
Passata la grande crisi degli anni ‘30, la Rolls-Royce presentò, nel 1936, una nuova Phantom, che si differenziava dalle altre per un poderoso motore a 12 cilindri a V, di poco più di 7,3 litri di cilindrata. Nella sua progettazione non era estranea l’esperienza della marca nel campo dei motori aeronautici, il cui settore, nato durante la Iª Guerra Mondiale, si era mantenuto e sviluppato. L’unico difetto poteva essere un consumo medio di 30 litri ogni 100 km, ma chiaramente quello del consumo era l’ultima cosa a impensierire il proprietario di una simile vettura.
Non è facile tracciare un elenco dei modelli esistenti della Rolls-Royce, in quanto sono moltissimi, anche se alcune vetture sono piuttosto trascurate. Per esempio non vi sono molte riproduzioni delle primissime Rolls-Royce e uno dei pochi modelli esistenti era un semplice kit dell’Airfix in scala 1:32, venduto nei caratteristici economici sacchetti della Casa inglese.
Nel secolo scorso, nel periodo fra le due guerre, furono prodotti moltissimi giocattoli in latta che avevano preso ispirazione dalle Rolls-Royce del tempo., ma molti non erano effettivamente catalogati come tali. Uno dei primi effettivamente reclamizzato come Rolls-Royce fu una strana torpedo brevettata dalla Brimtoy nel 1926. Aveva il motore a frizione azionato dalla manovella anteriore e poteva essere venduta con o senza una scatola garage.
Molti giocattoli tedeschi ebbero le Rolls-Royce come ispirazione, come ad esempio la Tippco, ma furono soprattutto le inglesi Wells, Mettoy e la William Crawford a etichettare come Rolls-Royce alcuni loro prodotti. La Wells produsse una Coupé de Ville (con dei parafanghi anteriori che ricordavano un po’ la Lancia Lambda del tempo) e Mettoy una grande berlina con luci funzionanti e tanto di Spirit of Ecstasy sul radiatore. La William Crawford era niente meno che una scatola di dolciumi, però riprendeva abbastanza bene la linea di una Phantom. Forse il giocattolo Rolls-Royce più bello della sua epoca fu la grande (oltre 40 cm) Phantom I realizzata in Francia dalla Jep. Giocattolo superbo non solo per dimensioni, ma anche per dettagli: dal radiatore alle sospensioni a balestra, riportate, allo “chauffeur” in gesso dipinto a mano, al parabrezza apribile. Un modello che ai suoi tempi era piuttosto costoso e riservato a una categoria di abbienti famiglie, ed oggi ovviamente molto raro. Poco prima della guerra, quando la latta andava ancora per la maggiore, la Tri-Ang produsse alcune Rolls-Royce nella propria serie Minic, che era in una scala oscillante fra l’1:30 e l’1:40.
Delle varie Phantom abbiamo alcune prestigiose scatole di montaggio, fra le quali le italiane Italeri e Pocher hanno scelto la stessa Phantom II del 1932 appartenuta a un Maraja, riproducendola rispettivamente in scala 1:24 e 1:8 (ovviamente quest’ultimo è un kit composto da migliaia di pezzi, destinato a modellisti esperti). Revell e Gunze Sangyo hanno anch’esse messo in commercio kit di Phantom II e III, piuttosto ben fatti, mentre una eccezionale Phantom II carrozzata Gurney Nutting è stata realizzata in resina dalla FYP in scala 1:43. FYP è un artigiano specializzato in Rolls-Royce eccezionalmente dettagliate pur in considerazione della scala alquanto ridotta e presentano un livello di finitura elevato che ne giustifica un prezzo tale da mettere talvolta in imbarazzo un acquirente poco avvezzo a trattare i modelli cosiddetti speciali.
























