12 lug , 2010

Immagine da catalogo 1950-51

Volkswagen Kombi in versione speciale per aeroporti, circa 1950
Nel marzo 1950 cominciava la produzione del furgoncino più famoso del mondo: il Transporter della Volkswagen, noto con la sigla di fabbrica “Tipo 2” e amato in tutto il mondo col soprannome di Bulli, la cui origine è incerta. Prima della guerra già si era pensato di sfruttare il Maggiolino per la produzione di versioni commerciali, ma la stretta parentela con la berlina non consentiva di ottenere grandi portate. Furono costruiti alcuni prototipi furgonati e cassonati, di cui ci resta traccia nelle foto e in piccolo kit militare russo, in scala 1/76, della Military Models.
Volkswagen Maggiolino pick up 1939, veicolo sperimentale, kit Military Models, 1/72
Nel dopoguerra per movimentare i materiali in fabbrica, fu ideato qualcosa di meglio, ancora sul telaio del Maggiolino: nasceva il “Plattwagen”, un veicolo a piattaforma con motore posteriore e posto di guida posto sopra il motore. Lo vide l’olandese Ben Pon, che aveva la ferma intenzione di importare in Olanda la Volkswagen e gli piacque, ma la legge olandese non consentiva di guidare veicoli stando seduti nella parte posteriore e con il carico davanti. Pon schizzò un veicolo chiuso con portata sui 750 kg in cui il conducente si trovava davanti, il motore dietro e il carico in mezzo, con una distribuzione dei pesi ottimale, e lo sottopose a Nordhoff, appena insediato a Wolfsburg.
Nordhoff festeggia il 100.000° Bulli a Wolfsburg nell’ottobre 1954
Volkswagen Samba bus 21 finestrini 1964
Il momento non era ancora maturo ma l’idea andò avanti: si svilupparono prototipi e si scoprì che lo stretto pianale del Maggiolino non era adatto a sopportare una carrozzeria larga e capiente senza flettersi. Così venne sviluppato un telaio nuovo che poi veniva saldato alla carrozzeria quasi a creare una specie di scocca portante, anche se tecnicamente non lo era. La meccanica era derivata dalla “solita” Volkswagen e perciò aveva il motore boxer di 1131cc con 25 cv. Per consentire a quella potenza modesta di raggiungere gli 80 Km/h fu necessario studiare una bella cabina arrotondata e aerodinamica, mentre per poter affrontare le salite a pieno carico senza sforzo vennero adottati i riduttori alle ruote del tipo impiegato in guerra sulla Kübelwagen.
Volkswagen Transporter (Bulli) in varie versioni, Brekina, 1/87
(la Brekina ha prodotto più di 1000 varianti di questo modello sempre molto richiesto)
Già nel 1949 il prototipo definitivo era pronto, ma gli ultimi affinamenti e il suo inserimento nella catena di montaggio di Wolfsburg necessitarono ancora di un po’ di tempo, tanto da rinviare l’inizio della produzione al 1950. Fu un successo enorme in una Europa ancora devastata che aveva bisogno di riprendersi e di far circolare le merci: dopo 10 anni erano già 1.000.000 i Bulli in circolazione e ne bastarono appena 6 per raddoppiare tale cifra.
Volkswagen Transporter (Bulli), AM-BO, 1/40
Volkswagen Transporter (Bulli), Oxford, 1/45
Volkswagen Transporter (Bulli) delle DB, Eheim, 1/80 con motore elettrico
Volkswagen Transporter (Bulli), Dinky Dublo, 1/80
Volkswagen Transporter pick up, Budgie Toys, 1/43
Presto seguirono altre versioni e in particolare un minibus destinato a diventare mitico. Il modello di lusso aveva ben 23 finestrini (di cui 8 sul tetto come sugli autobus da turismo dell’epoca) e se ancora non bastava offriva un tetto apribile scorrevole così da dare agli 8 o 9 occupanti (secondo gli allestimenti), una visione assolutamente panoramica del loro viaggio. Nelle versioni destinate ai paesi dal clima caldo i due parabrezza si potevano sollevare per incrementare la ventilazione e questo gli portò il soprannome di “Samba bus”. Sulla base del Minibus diversi allestitori cominciarono a offrire delle trasformazioni in veicolo da campeggio finché la stessa Volkswagen, trovando un accordo con il produttore Westfalia, mise sul proprio listino proprio la versione di quest’ultimo.
Volkswagen Camper 2° e 1° tipo (da sinistra), Matchbox, 1/70
Volkswagen Transporter Kombi, Siku Plastica (a sinistra) e Metallo (a destra), 1/66
Volkswagen Transporter (Bulli), Gama, 1/43
Volkswagen Transporter (Bulli) 1964, Schreiber Bogen, Aue Verlag, modello in carta scala 1/24
Volkswagen Transporter (Bulli), Märklin, 1/43
Volkswagen Transporter Kombi, Jato (Pepe), 1/25
Volkswagen ambulanza, Wiking, 1/40
tre piccoli Volkswagen Bulli, ambulanza e kombi, Wiking, in scala 1/87,
dell’epoca in cui ancora non avevano i finestrini
Volkswagen Transporter Kombi, Fun-Ho, 1/86 e Volkswagen ambulanza, Roly Toys, 1/70
Nel 1952 arrivò il modello pick up, un camioncino in cui era stato ricavato un ampio piano di carico posteriore, livellato all’altezza del cofano motore. Al di sotto vi era un vano chiuso dove poteva stare ancora circa mezzo metro cubo di merce al riparo da eventuali intemperie.
Sul Bulli vennero anticipate molte delle migliorie meccaniche destinate al Maggiolino, come ad esempio motori più potenti coi quali la portata poté essere elevata a 1000 kg (vi era anche un 1500cc) e, nel 1967, l’impianto elettrico a 12 Volts, un anno prima che sulla celebre berlina.
Volkswagen Samba bus, Hongwell, 1/43
Volkswagen Samba bus 1959, Revell kit, 1/25
Volkswagen Samba bus 1964, Revell, kit, 1/25
Volkswagen Transporter kombi, Gama, 1/43
Volkswagen Transporter Kombi, Hammer, 1/72 circa
Volkswagen Samba bus, Impy Lone Star, 1/59
Volkswagen Samba bus, High Speed, plastica con frizione, 1/24
Nel 1968 la Volkswagen provvedeva ad aggiornare profondamente il Transporter con una nuova fortunata serie, che si usa anche indicare come T2, facendo intendere che il Bulli è il T1), che sarebbe rimasta in produzione per una decina di anni.
Il Bulli è probabilmente uno dei furgoni più riprodotti al mondo e ancora oggi molti produttori decidono di metterne in catalogo un modello. La Schuco presentava a Norimberga addirittura il prototipo di uno splendido Bulli in 1/18 ma occorre ricordare che un paio d’anni fa la SunStar metteva in commercio niente meno che un Samba Bus in scala 1/12, ottenendo un insperato successo….
Volkswagen Kombi Hippie style, Sunstar, 1/12
Volkswagen Transporter Kombi, Ribeirinho copia Wiking, 1/43. A sinistra il secondo tipo, a destra il primo tipo.
I tre modelli del Volkswagen Transporter della Lego, 1/86
Volkswagen ambulanza, Micro, 1/43
Volkswagen Transporter pick up e Kombi militare, Corgi Toys, 1/43
Non sarà possibile, per obiettive ragioni di spazio, mostrare altro che una modesta selezione di modelli, cercando di proporvi una scelta il più possibile varia nel panorama mondiale che, 60 anni fa, iniziava ad accompagnare il nuovo nato, a partire dai modellini promozionali in scala 1/40 realizzati dalla Wiking per conto della Volkswagen e venduti ufficialmente attraverso il Servizio Assistenza di quest’ultima.
1969-2009: i 40 anni dell’AUTOBIANCHI A112
A 112 base 4° serie 1977
Autobianchi A112 Abarth 70 HP 7° serie
A 112 LX 7° serie
A 112 Junior
L’auto
Al salone dell’auto di Torino, nell’sautunno del 1969, venne presentata una simpatica piccola auto, progettata dalla Fiat, e venduta dall’Autobianchi con il nome del progetto: A 112. Era l’avversaria naturale della Innocenti Mini Minor della quale non ebbe la notevole abitabilità in rapporto alle dimensioni esterni, ma grazie al progetto più moderno se ne differenziò per la meccanica più brillante, la migliore frenata e l’utile portellone posteriore. L’avventura della A 112 durò sino al 1986 passando attraverso 7 serie. Nel 1971 vennero presentate la variante più rifinita, contraddistinta dal nome Elegant e la sportiva Abarth con cilindrata portata a quasi 1000 cc e caratterizzazione sportiva marcata. Nel 1973 la Elegant e la Abarth adottarono una nuova mascherina e dei nuovi paraurti. Nel 1974 tutta la gamma venne omologata per il trasporto di 5 persone e adottò dei nuovi fanalini posteriori e delle nuove uscite dell’aria nei montanti posteriori. Alla A 112 Abarth venne affiancata una variante ancora più potente, la 70 HP, con un nuovo motore portato a 1050 cc. Nel 1977 ci furono altre modifiche costituite da una nuova mascherina anteriore, nuovi fanalini posteriori orizzontali, un nuovo cruscotto e il tetto rialzato di 2 centimetri per migliorare l’abitabilità. La Elegant adottò un nuovo motore con cilindrata molto vicina ai 1000 cc. Nel 1979 venne commercializzata la quinta serie caratterizzata ancora da una nuova mascherina, dei paraurti differenti e le luci posteriori inserite in un riquadro. In contemporanea apparvero la versione Elite con migliori rifiniture e il cambio a cinque marce e la Junior, con allestimento semplificato e tettuccio apribile di serie. Nel 1982 la A 112 venne dotata di nuovi paraurti più avvolgenti, fanalini posteriori di nuovo disegno e con la sparizione della Elegant venne messa in listino la curatissima LX fornita di vetri elettrici. Le ultime modifiche apparvero nel 1984 e riguardarono i paraurti e i fanalini posteriori. Nel 1985, dopo la presentazione della Y10, rimase solo la Junior che cessò di essere prodotta nel 1986.
Da sinistra in senso orario le riproduzioni in metallo in scala 1:43 di Starline, Mebetoys e Polistil
I modelli in scala
Una delle prime riproduzioni in scala è stata senz’altro quella della Mebetoys, in metallo, scala 1:43, con porte apribili e ruotine in metallo con pneumatici in gomma. La prima parte di produzione venne utilizzata per usi promozionali dall’Autobianchi stessa ed era contenuta in una simpatica scatolina con impressi i dati tecnici dell’auto. Per l’epoca era un’apprezzabile miniaturizzazione e anche i colori utilizzati per la carrozzeria erano fedeli all’orignale. In seguito il modellino venne messo in commercio con una mascherina anteriore in plastica nera, senza l’adesivo che imitava la mascherina anteriore originale dotata di barrette cromate. Nell’ultimo periodo di produzione, il modello della Mebetoys montò delle più economiche e poco fedeli ruote in plastica e la targa posteriore con lettere e numeri venne stampata con la scocca.
Modello promozionale di A112 prima serie della Mebetoys, scala 1:43 in metallo
Vista di tre quarti posteriore del modello promozionale di A112 prima serie prodotto dalla Mebetoys, scala 1:43
Anche la Polistil produsse un modello molto semplificato e poco realistico della A 112, in metallo in scala 1:43 . Più recenti e molto più accurate le miniature in scala 1:43 in metallo di Minichamps e Starline. Il modello della Starline ha erroneamente il tetto dipinto di un altro colore, caratteristica della variante Elegant che si distingueva anche per il differente disegno delle ruote.
A 112 prima serie in metallo scala 1:43 di Polistil
A 112 prima serie riprodotta in metallo in scala 1:43 da Starline
Vista di tre quarti anteriore della riproduzione della A112 prima serie prodotta dalla Starline
A 112 prima serie di Minichamps, scala 1:43
Sino ad oggi non esistono riproduzioni delle serie successive della A 112 normale. Anche la A 112 Abarth ebbe diritto ad una riproduzione che venne realizzata dalla Mebetoys aggiungendo semplicemente due adesivi cartacei di colore nero opaco sul cofano motore e sul pannello posteriore. Anche questa riproduzione subì lo stesso destino del modello della normale, perdendo alla fine della produzione le ruote in metallo. Un’altra miniaturizzazione della A 112 Abarth prima serie fece parte del programma della Polistil in scala 1:25. Si trattava di un modello abbastanza riuscito considerando l’epoca e fornito di sospensioni, porte, cofano motore e portellone apribili.
A 112 Abarth, Mebetoys, scala 1:43 in metallo
A 112 Abarth, Mebetoys, scala 1:43 vista di tre quarti posteriore
A 112 Abarth prima serie, Polistil, scala 1:25 in metallo
A 112 Abarth prima serie, Polistil, scala 1:25 vista di tre quarti anteriore
Più recenti le realizzazioni in metallo in scala 1:43 di Minichamps e Grany&partners. Il modello della Minichamps è decisamente ben realizzato, ma anche quello della Grany&Partners, realizzato per la serie “ 100 Anni di Auto Italiane” della DeAgostini è molto bello. In seguito lo stesso modello venne distribuito dalla Edison.
A 112 Abarth di Minichamps, scala 1:43
A 112 Abarth 58 HP seconda serie, Grany&Partners, scala 1:43 in metallo
A 112 Abarth 58 HP seconda serie, Grany&Partners, scala 1:43 vista di tre quarti posteriore
In tempi ancora più recenti è apparsa la riproduzione in scala 1:43 in metallo della A 112 Abarth 70 HP del 1974 grazie alla Metro.it che ha fornito il modello alla Hachette per la serie Auto Italiane da collezione. In seguito, cambiando il colore della carrozzeria dal cammello al rosso, la stessa riproduzione è stata inserita nella serie Abarth Collection, sempre di Hachette. Molto recente è stata la bella miniaturizzazione in scala 1:24 della A 112 Abarth del 1979 prodotta dalla metro.it per la serie “ Quattroruote Collection, Le auto più amate dagli Italiani”. Un modello della A 112 Abarth del 1982 in metallo in scala 1:55, con il portellone apribile e più simile ad un giocattolo, è stato prodotto tempo fa dalla Majorette.
A 112 Abarth 70 HP, metro.it, scala 1:43 in metallo
A 112 Abarth 70 HP, metro.it, scala 1:43 vista di tre quarti posteriore
A 112 Abarth 1979, metro.it, scala 1:25 in metallo
A 112 Abarth 1979, metro.it, scala 1:25 vista di tre quarti anteriore
A 112 Abarth 1982, Majorette, scala 1:55
Vista di tre quarti posteriore della A 112 Abarth 1982, Majorette, scala 1:55
1969-2009: i 40 ANNI DELLA FIAT 128
Fiat 128 berlina quattro porte 1969
La Fiat 128 venne presentata nella primavera del 1969 e rappresentò per la Fiat una svolta importante in quanto oltre a mandare in pensione la sua tanto apprezzata 1100, permise di proporre la nuova autovettura anche a una clientela più giovane grazie alla linea moderna, le dimensioni non eccessive e la possibilità, per la prima volta nella gamma Fiat in questa fascia, di avere anche una variante più svelta a due sole porte. Al successo di questa nuova auto concorse anche la meccanica brillante, unitamente all’adozione della trazione anteriore. Anche la gamma colori fece la sua parte accostando alle tonalità classiche quelle più squillanti. Nello stesso anno di presentazione della berlina, in occasione del Salone dell’auto di Torino, venne presentata la variante familiare che però, avendo due sole porte era un po’ limitata nella praticità d’uso. Due anni dopo, nel 1971, apparvero le sportive 128 Rally e 128 coupé. La prima manteneva il corpo vettura della berlina a due porte aggiungendo due fari fendinebbia anteriori e adottando un nuovo paraurti in due pezzi; le luci posteriori erano quelle rotonde della 850 sport coupé e la strumentazione era arricchita con il contagiri. Le modifiche più importanti erano quelle meccaniche con l’adozione di un nuovo motore con cilindrata portata a circa 1300 centimetri cubi e l’adozione per l’impianto frenante del servofreno.
Il cruscotto
Fiat 128 Rally
La 128 coupé aveva una linea completamente diversa dalla berlina, il passo era stato accorciato per migliorare la maneggevolezza e i motori disponibili erano due: il 1100 della berlina normale e il 1300 della Rally, ma entrambi potenziati. Anche gli allestimenti erano due, uno più semplificato, caratterizzato dai fari anteriori rettangolari contraddistinto dalla sigla S e uno più accurato nelle finizioni e maggiormente accessoriato definito SL. Nel 1972 la 128 subì il primo restyling che le fece perdere le borchie dei paraurti, adottare una nuova mascherina in plastica nera e, per la meccanica, venne introdotto il servofreno. Anche l’interno ebbe delle modifiche assieme ad un nuovo volante. La Rally aggiunse un rivestimento in plastica nera alla barra di congiunzione del paraurti anteriore.
Fiat 128 coupé S





























































